Penso che noi siamo Uno,
quale medaglia, noi due:
come sul corpo i vestiti
che cambiano per le stagioni
e le Ere:
è come di lava la carne.
Siamo la stessa coscienza
di separazione e restiamo
tale se è come pensiamo.
Ma noi siamo Uno
spirito e l’occhio non vede
non tocca la mano le stelle.
Tale ché è come pensiamo.
<!– –>
postato da: ahmad469972 alle ore 12:29 | Permalink | c
“Ognuno sta solo…”
era il suo lirico lamento…
Per questo ti cerco e ci cerchiamo
– la solitudine è divina
troppo per noi -
cerco qualcuno nei tuoi occhi.
Ma lì non c’è nessuno:
solo una vuota stanza che osserva
ipermercati.
Nel mondo
che offre martelli senza i chiodi
di forte metallo del rispetto
a noi stessi.
E battono battono battono
sul vuoto di parole:
specchi per Allodole dal nome:
Ognuno sta solo.
Metti un viaggio a Mosca
a Mosca o più lontano, Vladivòstock.
Lo stato del vagone
non è che ti interessi più di tanto.
In fondo al tuo viaggio c’è il tuo Amore
e scendere dal treno è già morire.
Per questo non vieni capito
da chi teme la morte
e scambia il suo vagone
per una stazione di arrivo.
Uniti e stessi nella carne
La mente ci divide:
Figlia dell’inerzia
E di un passato di ombre.
Almeno finché, Titolare in trasferta,
l’Ufficio lo gestisce il segretario.
p.s. Il Titolare è lo Spirito ed il segretario la mente. Quest’ultimo divide mentre solo il primo unifica.
E’ chiaro allora che finché la vita è mentalizzata non si arriva da nessuna parte. Bisognava pregare per Eliana e non conservarne il corpo: che è come conservare una penna che non scrive più.
Fermi nel vuoto del Nulla eravamo.
Deposti nello spazio, nel suo moto, di poi,
sapemmo la stasi ed il tempo.
Sapemmo noi stessi e del nostro
non essere che nello spaziotempo e ‘l divenire.
E con una bandiera, l’Utopia,
ch’è nulla se non si fà carne
nel proprio ripetersi concreto
e definito.
Allora è paradosso dell’essere ch’è ‘l proprio divenire
costante.
Come gli esercizi allo strumento.
La morte non è
se non la fine di sguardi
su perle che si chiudono al tramonto.
Ché tutto ha un tramonto
e tutto – e la morte – è una perla
per cui percepiamo l’Immenso.
Per questo la vita è collana
e noi cacciatori di perle
con l’occhio sottile ed il cuore possente.
venerdì, 14 novembre 2008
Stefano Benni ci dice si stare di fronte alla morte.
Ed io non ci sto più poiché non aspetto, non piace.
Non amo combattere e non ce ne importa per niente
di altri che plaude le mani.
Guardo negli occhi la morte.
“Lèvati - dico - ché voglio passare”
e andare laddove io sono
laddove è il mio senso profondo:
quel senso ch’ è mio
ch’e d’io, di questo frammento
che guarda nel sole al tramonto
vuota la mente.
Quel senso del Tutto
nel cuore.
Quel Senso che è Dio.
Se chiedi di avere grande il cuore
grandi pensieri dovrai
altrimenti
mani non saranno che d’argilla
e corti il respiro e la memoria.
L’Umanità, uno Specchio ridotto in frantumi
dispersi e ognuno che il sole riflette.
E solo una cornuta fantasia
e i piedi caprini
non vuole lo specchio sia intatto.
Welcome to Jamendo.net Blogs. This is your first post. Edit or delete it, then start blogging!